E dire che le due imprese sono persino collegate fra di loro.
Lunedì, in viaggio in autostrada con il tuo collega Marco Ardemagni, per raggiungere in veste d'inviato l'Italia in miniatura, ho disperatamente cercato di accreditarmi per Inter - Livorno in programma questo mercoledì. La richiesta di accredito doveva essere presentata entro il termine stabilito, dunque mi restavano esattamente nove minuti per: formulare un testo, scansionare il mio tesserino da giornalista e inviare una mail. Nulla di più facile in condizioni normali, ma un'impresa piuttosto ambiziosa stando in macchina senza scanner.
Immediata la replica alla mia mail di solo testo: si segnala l'assenza del tesserino da giornalista. Unendo le forze dei nostri smartphones siamo in un qualche modo riusciti a inviare un tesserino, ma... senza ricevere risposta! A detta di Ardemagni a quel punto ero sicuramente stato accreditato. L'ufficio stampa dell'Inter, infatti, non confermerebbe mai nulla, inviando una mail solo in caso di mancata documentazione. E, per carità, non era affatto necessario ricontattarli!
Mercoledì, il giorno della partita di Serie A contro il Livorno, approdato nella mensa della Rai, ho osato fare ciò che i colleghi mi avevano più volte sconsigliato: prendere i finocchi leggermente gratinati. Era quasi d'obbligo farlo.
In questa mensa sotterranea, priva di finestre, esiste solo la luce artificiale, sedie e tavoli sono stranamente fissati al pavimento e ovunque aleggia la sensazione di stare in una piscina al coperto. Ma - e a mio avviso questo ma vale più di qualsiasi illusione ottica - la pasta è sempre al dente e la compagnia sempre gradevole! I finocchi sono stati consumati senza particolari difficoltà e, apparentemente, senza effetti collaterali degni di nota.
La sera il grande dilemma: accreditato o non accreditato? Con mia grande sorpresa tutto è filato liscio. Ovviamente ero stato accreditato. Con la massima naturalezza mi è stato consegnato il pass per entrare nello stadio di San Siro. Come avevo mai potuto dubitarne? Profondamente turbato nel mio intimo - stavo comunque per entrare in uno degli stadi più famosi di tutta Europa - ho dato l'impressione di essere assolutamente calmo e ho ringraziato cortesemente. Sarebbe bastata una semplice mail di conferma per risparmiarmi quelle sofferenze dell'animo. Ma forse penso troppo come un tedesco, per giunta del nord.
Prima di prendere posto, tuttavia, i miei accompagnatori Filippo Rossi e Marco Ardemagni, hanno voluto iniziarmi a un'altra tradizione: la Salamella abbinata a una famosa birra d'esportazione di Brema.
Ora, la Salamella venduta allo stadio non è un alimento che ispira particolare fiducia: si tratta di una salsiccia di puro suino, tagliata a metà, scottata sulla piastra e servita in un panino con tanto di cipolle o peperoni. Ma le tradizioni vanno rispettate.
Espletata anche questa pratica, ci siamo finalmente accomodati sui nostri posti nello stadio di San Siro (nessuno a Milano parlerebbe mai dello Stadio Giuseppe Meazza): un mastodontico ed impressionante tempio del calcio.
L'Inter e il Livorno sono scese in campo. Durante la partita mi sono concentrato su Materazzi. Scarpe gialle ai piedi. Per il resto due reti di Eto'o e una di Maicon. A bordo campo c'era Mourinho intento a dare indicazioni. Straordinario! E mentre sul prato del San Siro la squadra prima in classifica affrontava l'ultima della Serie A, dentro di me i finocchi gratinati si apprestavano a scontrarsi contro la salamella rosolata. L'inter ha vinto la partita con un meritato 3 a 0 - l'incontro nel mio intestino, invece, è finito in parità: nonostante un leggero vantaggio, la Salamella non ha saputo imporsi sul catenaccio dei finocchi.
Quando sarò di nuovo a Brema, voglio partecipare anch'io alla lezione di yoga!
(Traduzione italiana: Soledad Ugolinelli)

