Ma non sono a Milano per coltivar agrumi, bensì per conoscere da vicino la quotidianità di una redazione radiofonica o, per dirla alla Cirri e Solibello, i due conduttori di Caterpillar, mi trovo nel Paese nell'ambito di uno scambio di prigionieri organizzato dal Goethe-Institut.
Cara Laura, stai tranquilla, i guardiani mi trattano bene: il caffè abbonda e quest'oggi mi è stata persino concessa un'uscita all'aria aperta.
Neanche ho messo piede nella redazione, accolto da tutti con estrema cordialità, che mi hanno subito rispedito fuori. Catapultato in macchina con il redattore, inviato e conduttore Marco Ardemagni ci siamo diretti alla volta di un parco divertimenti nei pressi di Bergamo dov'è possibile percorrere ed esplorare tutto lo Stivale, Sicilia e Sardegna comprese, con le sue città, i monumenti e persino i due vulcani - tutto in miniatura. Oltre alla riapertura del parco, a spingerci fin qui è stata la notizia che, nonostante la crisi economico-finanziaria, parchi divertimenti come questo hanno registrato un sensibile aumento del proprio fatturato nell'ultima stagione. La notizia non vi sembra avvincente? Sterile giornalismo economico? Sì, se non fosse per lo straordinario talento della squadra di Caterpillar. I dati economici sono stati solo il pretesto giornalistico per realizzare quest'assurdo ed esilarante collegamento radiofonico in giro per l'Italia in miniatura.
Partiti da Firenze, in Toscana, con una puntatina a Roma, alla Città del Vaticano, in un battibaleno ci siamo ritrovati a Messina, stupendoci di quel ponte che collega la penisola italiana alla Sicilia: un vecchio sogno, promesso da generazioni di politici, ma mai realizzato. Lo hanno costruito per la prima volta qui, in questa Minitalia.
E' stato così che, en passant, anch'io sono stato introdotto e presentato agli ascoltatori italiani: un italiano proveniente dalla Germania settentrionale alla ricerca delle sue radici siciliane. Fra l'altro l'attrezzatura tecnica per questo "collegamento esterno" è stata piuttosto elementare: anziché ricorrere a un impianto satellitare, abbiamo usato i nostri cellulari. Il tutto in maniera rapida e sospetta, ma proprio per questo leggera e affascinante.
Ovviamente ha continuato a piovere. Tutto il tempo. Chissà mai perché.
(Traduzione italiana: Soledad Ugolinelli)

