In questa rara giornata senza treni, nello spazio di due chilometri, ho visto una mini-statua della Libertà, un tirannosauro sotto vetro, la sabbia dorata delle Hawaii, una torre medioevale e due panchine affiancate: blu per i democratici, rossa per i repubblicani.
Non è un delirio psichedelico, e non siamo in Florida o Las Vegas, dove l’eccesso architettonico è prevedibile e incoraggiato. Siamo su Lake Washington, il lago urbano alle spalle di Seattle, città sofisticata e liberale, residenza di personaggi diventati ricchi con i (nostri) computer: Bill Gates (Microsoft), Paul Allen (suo ex-socio), Jeff Bezos (Amazon) e tanti altri.
Le case scendono verso l’acqua, i prati brillano, il clima aiuta. Succede perfino di vedere umani sdraiati sull’erba senza un maglione e una coperta. Nella zona di Medina, la magione di Bezos è seminascosta dal verde, la piccola spiaggia di Bill Gates appare soffice (microsoft?). Non so a chi appartenga il tirannosauro, ma è ben visibile dentro una costruzione in vetro. Mi dicono che è installato su una piattaforma e domina la piscina interna. Ragionevole: chi non ha hai sognato di nuotare osservato da un carnivoro bipede appartenente all’ordine dei saurischi?
La distanza tra il plutopalentologo di Seattle e i neo-residenti di Malta, Montana è considerevole: ma sono comunque americani, ed è possibile trovare punti di contatto. Per esempio: le case, molto più dei vestiti o delle auto, sono potenti indicatori sociali, accettati da tutti. Certo, anche simboli di status e di successo. La domanda “Where do you live?”, negli USA, è raramente innocente. La risposta serve a classificare una persona. Per restare a Seattle, anzi al lago Washington: la sponda orientale è più ricercata di quella occidentale. Di qui vivono i ricchi, di là i benestanti.
Abitare in una certa strada, dovunque negli Stati Uniti, aiuta la scalata economica e sociale, che resta lo sport più praticato del Paese. La casa americana è un fortino senza cancellate; quella italiana, talvolta, una cancellata senza fortino. La bolla immobiliare USA scoppiata nel 2007/2008 - l’innesco degli attuali guai finanziari del mondo - fu provocata dal desiderio spasmodico di acquistare un’abitazione oltre le proprie possibilità finanziere; e dall’incoscienza di chi concedeva mutui colossali senza garanzie, confidando nell’eterna ascesa del mercato.
Quando ho scritto un libro sull’America, diciasette anni fa, ho scelto di raccontare una casa. Ero e resto convinto che sia la porta d’ingresso del tunnel che conduce nella mente americana. Che non è più strana o complicata della nostra: ma è diversa. Per capirla non basta sbirciare dentro le stanze illuminate da un treno in corsa. Occorre scendere, guardare, entrare, provare a capire. Certo, non è facile sapere perché qualcuno costruisce una casa sul lago per un tirannosauro. Non bastava un triceratropo? E più basso, s’inserisce meglio nel paesaggio.
Venerdì, 22. giugno 2012
Una casa per il povero tirannosauro
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