Spesso abbiamo trascorso solo 24 ore in un luogo, ma il ritmo è stato sempre lo stesso: arrivo in stazione, con un taxi in albergo, valigie in stanza, poi, a seconda dell’ora, un boccone, dormire, scrivere, fare interviste, riprendere, fotografare, rifare le valigie, con un taxi fino in stazione, partenza. Portland, Oregon è l’ultima stazione di questo viaggio in tante tappe attraverso gli Stati Uniti d’America – ma va bene così. Perché non si può sempre arrivare e lasciarsi stupire dalle novità. Col passare del tempo le tante impressioni finiscono per sovrapporsi e fondersi in un'unica silhouette fatta di binari ferroviari, grattacieli, fiumi e panorami, che meritano tutti un’attenzione particolare. Proprio come tutte le persone, che ci hanno fornito delle informazioni, che ci hanno dedicato del tempo, che sono stati cortesi e ospitali, che ci hanno augurato buona fortuna per il resto del viaggio e che, per ogni nuova tappa, ci hanno arricchito con le loro esperienze e opinioni. Grazie a persone straordinarie e creative, che hanno sempre dato il massimo, il nostro viaggio da Portland a Portland è diventato un’opera d’arte a più mani: persone come Alberto, instancabile operatore, Gianni, suo collega, solerte come un’ape operaia, che notte dopo notte ha realizzato tutti i video blog, Andrea, regista altrettanto competente e neocittadino americano, Soledad, che con affascinante severità ha saputo tenere in mano le redini dei suoi creativi cavalli selvaggi, Beppe Severgnini, adorato dai suoi fan, rispettato dalle cerchia diplomatiche, odiato dal suo omonimo (Beppe Grillo), ma al contempo ideale rappresentante della cultura italiana nel mondo. Una persona che può permettersi di tutto, ma nei confronti della quale semplicemente non ci si può arrabbiare. Una persona che con sapiente fascino conferma gli stereotipi italiani, trasformandoli contemporaneamente in virtù. Insomma, è stata un’esperienza unica e irripetibile.
Portland sarebbe un traguardo ideale per chi volesse fermarsi per sempre o anche solo per un po’. Proprio come Giovanni, barman dell’Hotel Modera, che, innamoratosi cinque anni fa di una turista di Portland, ha prontamente lasciato il suo pub a Ortigia, vicino a Siracusa, trasferendosi a Portland, dove tuttora vive felicemente. Questa città è più piccola di Seattle, spostata più a sud, con un clima più mite e considerata la città più liberale degli USA. Da nessun’altra parte al mondo, affermano i baristi, esisterebbero così tanti locali pro capite come a Portland, che può vantarsi anche di altri record documentati: in città si trova il parco naturale più grande e il parchetto più piccolo al mondo (ben 0,29 metri quadri di area verde). La città venera e cura tutto ciò che è strambo e alternativo e, nonostante questa disinvoltura, Portland è considerata una città sicura e ordinata. Peccato che per poterla osservare più da vicino manchi il tempo. Per rendere il congedo da “atlanticopacifico” meno difficile, mi immagino Portland come punto di partenza di un futuro viaggio lungo la west coast americana, a bordo di uno degli argentati treni Amtrak, correndo per migliaia di chilometri verso San Fransisco e Los Angeles, per poi proseguire verso Houston e New Orleans, sulle tracce di David Peter Alan, che da anni, solo soletto, attraversa tutto il Paese, conoscendo ogni millimetro della rete ferroviaria americana. Desidererebbe ardentemente avere una donna al suo fianco che condividesse la sua passione per i treni. Incrocio le dita per Peter, affinché la sua infinita ricerca oltre innumerevoli soglie, binari e scambi possa avere un lieto fine, magari anche in una stazione sperduta nella sconfinata prateria. Lì potrebbe aspettarlo la fidanzata abbandonata di un macchinista ferroviario, oppure una casellante mancata, o anche solo un’anima solitaria, che, proprio come Peter, senza il ritmo delle ruote rollanti sui binari sconnessi non riesce a prendere sonno. Good night Peter!
P.S.
Questo è quanto auguro anche a Gianni Lovato.
A tutti i fedeli lettori del nostro blog va il mio più sincero ringraziamento per aver letto i miei pensieri e compreso i miei sentimenti.
Grazie anche ai nuovi amici di Portland per la straordinaria cena di fine viaggio.

Beppe Severgnini









avercene di giornalisti ((fascinosi/e)) come Lei!
GRAZIE per averci donato il suo spirito di osservazione e contatto naturale (se non proprio approccio con il solo metodo della curiosità), diretto, limpido con luoghi, cose e persone che, in un viaggio 'on the road', appaiono e scompaiono.
Rimane un mistero grande COSI' lo stupore di Severgnini davanti a questo suo Essere...Professionale.
Ad ogni modo, come possiamo continuare a seguirla? Ha un blog ?
Grazie!
I migliori saluti,
Daniela
Ma questo suo augurio finale mi ha veramente toccato il cuore.
Per ora le dico solo nuovamente: grazie. Poi, quando le dolci lacrime si asciugheranno, spero riuscirò ad esprimermi meglio.
Buon ritorno ed ottimi ricordi.
grazie anche a Bsev e al vostro team per questo straordinario (per me virtuale ma grazie a voi era come esserci-complimenti!) viaggio coast to coast
Gruß
Paolo
Grazie a tutti
Ciao K
Grazie a tutti.Mi avete fatto un finale allegro majestoso. Troppo onore.
Sto per istallare il mio Blog. Appena finito vi farò sapere. Magari possiamo continuare queste piacevoli conversazioni
K
K
P.S. Sabato ho portato Mr. Severgnini fuori per un giro della downtown, un paio di locali "cool" e un solo drink......ha ordinato una tonica! Sara' mica che era stanco?
Grazie Karl, see you soon.
Giovanni.