Anche Leila ha tempo e dalla vicina KZZJ AM 1450, l’emittente radiofonica locale con programmi di gossip, annunci meteorologici, concorsi agricoli, compleanni, annunci funebri e tanta musica, fa un salto da noi. Dieci anni fa Leila ha acquistato l’emittente e ne ha fatto il suo business. Con i suoi tre collaboratori realizza un palinsesto di 12 ore – il resto è affidato a un network centrale. Nonostante abbia davanti a me una vera e propria direttrice di radio, è lei a sentirsi onorata. La seguiamo negli studi radiofonici che da fuori mi ricordano una vignetta vista tanti anni fa: una piccola casetta, con una gigantesca antenna accanto. Nella mia vignetta, però, c’era anche un enorme grattacielo con la scritta “Amministrazione”, mentre qui non c’è nient’altro. Forse è proprio per questo che Leila e il suo speaker hanno l’aria così contenta quando sono ai microfoni del piccolo ma luminoso studio radiofonico.
Vale la pena visitare Rugby anche e soprattutto per il delizioso “Prairie Village Museum” che si trova alle spalle della casetta in legno dell’emittente radiofonica. Migliaia di oggetti riempiono le teche e le vetrinette del museo: pezzi d’antiquariato che ti riportano indietro di cent’anni, all’epoca in cui Rugby fu fondata. E poi ci sono le prime macchine, tutte in ottimo stato, uno spaventoso modello di trattore del 1914, con catene e volani. Ma la cosa più impressionante sono gli edifici originali che delimitano un prato curatissimo. Un intero paesino, con la stazione, le botteghe, un edificio scolastico a due piani, una chiesa, diverse abitazioni e persino una prigione, con mandato d’arresto originale di Billy The Kid. Tutti gli edifici ubicati un tempo nella zona, furono caricati su carri a pianale ribaltato e riallestiti nell’area museale. “Ovviamente non abbiamo oggetti così antichi come li avete voi in Europa”, mi spiega Cathie, la direttrice del museo (“Per tre mesi siamo aperti tutto il giorno, per altri tre mesi solo metà giornata, poi chiudiamo del tutto) molto umilmente, credendo quasi che ogni europeo possa vantare un Colosseo nel proprio giardino. “Però contiamo 4000 visitatori l’anno”, aggiunge, con uno sprazzo d’orgoglio.
Questo museo meriterebbe 400.000 visitatori l’anno. Ma a quel punto anche Rugby si farebbe troppo stretta, le persone non sarebbero più così aperte, il tempo diventerebbe prezioso e verrebbe subito monetizzato.
“People must believe more, pray more and trust in Jesus, the Holy Spirit and Godfather!” Poco dopo aver lasciato Rugby, North Dakota, per raggiungere Malta, in Montana, Pearlie M. Brown è venuta a sedersi spontaneamente nella lounge, la carrozza che preferisco dell’Empire Builder. Implorando, Perlie alza l’indice laccato con uno smalto color fango. Il suo sguardo attraverso gli occhiali neri alla Liz Taylor è benevolo, ma determinato. Dice “people”, ma intende me. Può farlo, perché è lei la più anziana di noi due. Quasi ottantenne, dice orgogliosa. Pearlie emana una gioisa autorevolezza. E’ mebro della Chiesa presbiteriana. Se con la crisi i fedeli abbiano più bisogno d’aiuto? “Non hanno più bisogno d’aiuto; hanno bisogno di Dio“, mi dice, ponendo fine alla nostra conversazione – o quasi. Secondo lei il nostro incontro non è stato un caso: “It was God who brought us together here.” “Quasi”, le rispondo. In realtà è stato Beppe Severgnini a scegliere la rotta. “Who?” Le rispondo: “He isn’t God, but he is very famous too and he did a good job in bringing me here.” “E va bene, dice Pearl, l’importante è che io sia stato illuminato. Appunto.
Marilyn, nata Jelsing, è la moglie di Dale, che ci ha accompagnato attraverso il suo regno di Chiese, abiti e lavori fatti a mano. Ci siamo dati appuntamento per un Gin Tonic, ma non a Palermo (che peraltro esiste anche nel North Dakota!) ma in Sicilia. I count on you Marylin!
P.S. 2
Per la prima volta abbiamo visto Andrea felice, tutto preso fra il museo e le onoranze funebri.

Beppe Severgnini








