Goethe, probabilmente, sarebbe un po’ irritato da quell’ufficio ad angolo acuto, dove si trova la sua scrivania. Sicuramente sarebbe anche infastidito dal reboante traffico all’incrocio fra Michigan Avenue e Randolph Street, su cui letteralmente si affaccia questo spigolo vetrato (certo, anche Goethe ne aveva viste di tutti i colori – d’altronde durante i suoi due anni e mezzo di soggiorno in Italia aveva abitato vicino a Piazza del Popolo a Roma). Il fatto è che questo moderno ufficio porta il suo nome. E ai 10 collaboratori del Goethe-Institut Chicago piace molto la vista sul Millennium-Park, con la sua nuvola d’acciaio lucidissima soprannominata “The Bean”, divenuto marchio di riconoscimento della città, e sulla biblioteca civica di Chicago con la cupola di Tiffany più grande degli Stati Uniti

. Proprio di fronte, poi, nell’edificio della compagnia assicurativa Prudential, si trova il quartier generale per la rielezione di Obama, mimetizzato in maniera talmente discreta, da non avere neanche un cartello che indichi cosa si trovi in quel luogo. Il Goethe-Institut Chicago, ubicato in posizione strategica nel cuore della città, si occupa degli insegnati di tedesco di mezz’America, inviando loro il materiale didattico necessario per l’insegnamento della lingua.

L’istituto promuove anche piccole, ma splendide iniziative, come il progetto X.CHANGE. Nel corso dell’anno scorso sei ragazzi originari della zona di Southwest a Chicago sono stati ad Amburgo, per incontrare lì coetanei provenienti da condizioni sociali simili. A differenza di Amburgo, però, Chicago è una città molto più difficile, mi spiega il direttore dell’istituto Werner Ott.

Laddove i ragazzi tedeschi risolvono i loro conflitti durante la ricreazione, magari azzuffandosi, i kids di Chicago usano direttamente le pistole.
Le sparatorie fra i giovani sono ormai all’ordine del giorno. Stando alle statistiche Chicago è la seconda città dopo Philadelphia con il più alto numero di aggressioni ed è tre volte più pericolosa di New York, registrando il doppio degli omicidi di Los Angeles. La possibilità di vivere un’esperienza completamente nuova nel vecchio mondo e passare qualche giorno con dei coetanei di Berlino rappresenta una straordinaria opportunità per i giovani dei quartieri più disagiati di Chicago, che possono così allontanarsi dalla solita realtà, piena di violenza e povertà. Consiglio di visitare il sito http://projektxchange.wordpress.com, che mostra l’avvicinamento di mondi sì diversi, ma con gli stessi problemi. Irmi Maunu-Kocian ripeterà l’iniziativa anche quest’anno, portando dei ragazzi di Chicago alla Documenta di Kassel.
Anche la sua comunità si occupa di gente povera, ci spiega il Pastore Jon Klinepeter, i cui antenati, originari della Germania, sono stati successivamente naturalizzati americani, semplicemente spostando le prima due vocali del cognome

. Klinepeter ha appena 37 anni, ma è uno dei principali predicatori della più antica, grande e influente megachurch degli Stati Uniti, la protestante Willow Creek Church . Con noi Klinepeter dimostra di essere una persona aperta, gentile, cordiale. Il fatto che ogni fine settimana quasi 24000 persone accorrano nella chiesa – un gigantesco edificio con una superficie di 0,75 km quadrati non lontano dalla città di Chicago, è secondo lui colpa delle regole della società moderna, che pretendono troppo dalla gente. Nella sua comunità ecclesiastica ognuno ritrova quella pace, quelle parole di conforto e incoraggiamento, che sente mancare nella vita di tutti i giorni. Jon Klinepeter declina qualsiasi coinvolgimento della sua comunità nella presente camapgna elettorale. Proprio ora che la società è sempre più polarizzata e litigiosa, il suo compito è quello di unire le persone, ricorrendo alla Bibbia e alla fede in Gesù Cristo. Con l’avvento della crisi finanziaria la comunità di Willow Creek ha registrato un incremento di fedeli, che dopo aver perso fiducia nei soldi, cercavano una nuova fede in Dio. E poi la sua Chiesa si occupa di porre rimedio ai peccati del passato. “Le Chiese cattoliche hanno ferito molta gente, anziché curarla”. E’ perfettamente conscio della sua responsabilità di confrontarsi con migliaia di persone che lo ascoltano e pendono dalle sue labbra. Per non perdere la giusta misura, Klinepeter ammette di praticare l’umiltà. Questo perché, come l’esperienza c’insegna, non ci vuol molto per un predicatore a diventare un trascinatore di folle.
P.S. Vorrei ringraziare, per la loro gentilezza e sincerità le seguenti persone, che non ho citato nei miei contributi a questo blog.

Denise, la tassista con nonni per metà svedesi e per metà haitiani. Da questi ultimi Denise ha ereditato i suoi tratti somatici. Denise è elegante ed erudita, single e senza figli, ma grazie al suo impegno nel lavoro è riuscita a migliorare notevolmente la sua condizione sociale e oggi sogna di possedere prima o poi una barca a motore;
John, il ciclista della 53th Street, che ci ha accompagnato con delle biciclette prese in affitto nel nostro Obama bike tour per la città;
Antonio Goyi originario del Belize ( “tradotto il nome significa beccino”), il cui fratello, 12 anni fa, ha ripreso una bottega di barbiere e vanta oggi di aver tagliato i capelli a Barack Obama, durante i suoi anni trascorsi a Chicago

. Obama veniva da lui, perché anche Cassius Clay era cliente di quel barbiere. Nonostante l’assalto dei turisti, la bottega è tuttora invariata. Un taglio di capelli costa 21 Dollari. I clienti di diverse razze ed etnie vivono quasi tutti nei paraggi e si divertono molto insieme. E’ un bene che rimanga così, mi dice Antonio.
I sei suonatori di corno della Chicago Symphonie Orchestra, che al tramonto, quando i grattacieli dell’imponente skyline di Chicago svettavano in una luce ultraterrena, si sono veramente impegnati a suonare melodie di Wagner, Weber e Strauss nonostante il reboante traffico di Chicago downtown.
Philippe Yepdjeu originario del Kamerun, che da 4 anni vive a Chicago, ha 32 anni e due figlie. Quando sono entrato nel suo taxi, ha subito iniziato a parlarmi in tedesco. Alla maturità ha portato Schiller e Goethe e parlato delle conseguenze tarde della colonizzazione tedesca in Africa.